PARIDEE incontra Alessio Boni e Omar Pedrini
Un viaggio nella mente del femminicida per interrogare le radici culturali della violenza contro le donne
Il femminicida non è un malato, è un figlio sano del patriarcato. È uno di noi, cresciuto come noi, che pensa come noi. Che in maniera più o meno consapevole considera la donna un essere inferiore. Da “proteggere” e ingabbiare, da sminuire, soggiogare, quando non da picchiare, violentare, ammazzare. In Italia ne muore una ogni tre giorni, la stragrande maggioranza per mano di chi dovrebbe amarle. Non si contano i casi di stupro, di botte tra le mura di casa, di aggressioni o catcalling per strada, di plagio psicologico, di violenza economica, di mansplaining, di intimazioni tipo “Stai zitta!”: un sommerso di male che rende metà della popolazione vittima, l’altra metà carnefice.
Questo progetto è un viaggio. Un viaggio immaginario nella mente del carnefice, che uccide in tanti modi, non solo con un’arma. Un viaggio ideato dal Teatro Carcano, scritto da sette autori, volutamente uomini, e interpretato da me e Omar Pedrini: insieme denunciamo noi stessi come rappresentanti di una categoria, in un momento di autocoscienza collettiva di cui, oggi più che mai, sentiamo il bisogno.
Testi: Massimo Carlotto, Andrea Colamedici, Pino Corrias, Edoardo Erba, Maurizio De Giovanni, Marcello Fois, Daniele Mencarelli e Francesco Pacifico
Regia: Alessio Boni
Chitarra e musiche: Omar Pedrini
VILLAZZANO
Martedì 24 novembre, ore 20:30
Teatro di Villazzano
Servizio LIS – lingua dei segni italiana
🧩 AREA KIDS (su iscrizione, attiva al raggiungimento di n.4 adesioni)
ℹ️ La prenotazione sarà valida fino a 15 minuti prima dell’orario di inizio
ANTEPRIMA DELLO SPETTACOLO
Alessio Boni
C’è un motto che caratterizza Alessio Boni fin da adolescente: “Se il tuo mondo non ti permette di sognare, scappa verso uno dove puoi”.
A 19 anni, conseguito il diploma di ragioneria, lascia il lavoro di piastrellista e il lago d’Iseo, dove è nato. Non immagina che non ci tornerà più e che, dal quel momento, non si fermerà più. Non sa ancora quale sia il suo sogno. Lo cerca a Milano (in polizia), in America (dove fa di tutto: newspaper delivery boy, lavapiatti, babysitter), poi nei villaggi turistici (come animatore).
Lo trova finalmente a 22 anni, la prima volta che va a teatro. Vede La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone, che gli cambia la vita. Da lì, l’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico a Roma; incontri importanti con maestri come Andreas Rallis, Orazio Costa Giovangigli, Peter Stein; gli anni di tournée teatrale con Giorgio Strehler e Luca Ronconi; il debutto sul piccolo schermo con La donna del treno per la regia di Carlo Lizzani, e sul grande con La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana.
L’interpretazione di Matteo Carati è il suo trampolino di lancio. La sua carriera professionale spicca il volo e, ruolo dopo ruolo, scopre nuovi mondi in cui sognare: interpreta Caravaggio, Giacomo Puccini, il principe Andrej Bolkonskij, Walter Chiari, Ulisse e perfino Dio nello spettacolo teatrale Il visitatore diretto da Valerio Binasco.
Nel contempo, dopo circa 30 anni trascorsi tra palco e set, la curiosità l’ha portato anche “dall’altra parte della barricata”. Nel 2015 ha esordito alla regia teatrale con lo spettacolo I Duellanti. Nel 2019 ha messo in scena il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Nel 2023/2024 la Prima Stagione di Iliade, Il gioco degli dei in cui è regista e protagonista, nelle doppie vesti di Zeus e del divino Achille; la tournée riprenderà ad inizio 2025.
Nel 2021 è su Netflix con il film Yara di Marco Tullio Giordana, nel 2022 interpreta il padre di Manuel Bortuzzo nel film tv Rinascere di Umberto Marino. Nel 2023 è stato al cinema con il film sull’olocausto Terezin di Gabriele Guidi e in tv nella serie Il metodo Fenoglio tratta dal libro di Gianrico Carofiglio e diretta da Alessandro Casale. A inizio 2024 l’abbiamo visto su Raiuno nei panni di Dino Grandi, protagonista della fiction storica La lunga notte – La caduta del Duce.
Prossimamente lo vedremo su Raiuno nella serie televisiva Giacomo Leopardi – Il poeta dell’Infinito per la regia di Sergio Rubini e nel lungometraggio Don Chisciotte per la regia di Fabio Segatori.