Origini

Nascita e ruolo delle fondazioni di origine bancaria

Le “fondazioni bancarie” nacquero come conseguenza di un provvedimento di legge (la “legge Amato”) che si proponeva come scopo principale quello di ristrutturare e modernizzare il sistema bancario nazionale; un sistema che negli anni ’80 appariva in prospettiva inadeguato ad una sfida competitiva che la Comunità Europea già da tempo aveva programmato di estendere al mercato dei capitali. Un sistema fortemente segmentato per mercati geografici e per specialità, soggetto centralmente ad indirizzi amministrativi stringenti spesso dettati da esigenze di politica monetaria più che dalla necessità di tutelare e sviluppare il mercato del credito, ed infine localmente governato in modi non sempre immuni dall’influenza di lobby politiche ed economiche.A ciò si aggiungeva in molti casi una situazione di sottocapitalizzazione, per ovviare alla quale i soggetti pubblici non avevano le risorse ed i soggetti privati certamente non le avrebbero messe a disposizione, se non dopo un mutamento della natura e delle modalità di gestione delle aziende bancarie.

Le caratteristiche delle Fondazioni

La normativa era quindi riferita alle Casse di Risparmio, le Banche del Monte ed altri enti pubblici aventi caratteristiche analoghe. Tali soggetti vennero incentivati a scorporare l’attività bancaria, conferendola a società per azioni e “residuando” così la fondazione; a quest’ultima, a memoria degli intenti originari, vennero attribuiti degli scopi statutari da scegliere entro una gamma di attività portatrici di utilità sociale. Caratteristiche comuni di tutte le fondazioni così create erano: avere propri scopi statutari (in parte diversi da quelli originari degli enti creditizi), che si collocavano nei campi dell’utilità sociale; non poter esercitare il credito (funzione che la legge vietava espressamente alle fondazioni); avere piena autonomia statutari;essere soggette al potere di controllo e di indirizzo del Ministero del Tesoro.Questi ed altri passi avevano primariamente lo scopo di permettere al sistema bancario nazionale di realizzare un salto di efficienza e, nel contempo, di rafforzare il profilo di indipendenza delle fondazioni, rendendo queste ultime soggetti in grado di operare autonomamente nei propri campi d’intervento statutario. Con la legge 461 del 1998 ed il successivo D.Lgs 153/1999 veniva attribuito alle fondazioni lo status di soggetti giuridici privati, dotati di piena autonomia statutaria entro le linee tracciate dalla norma e con scopi statutari da scegliere nel campo dell’utilità sociale, con l’inclusione di almeno uno dei settori d’intervento che la legge definiva “rilevanti”: ricerca scientifica, istruzione, sanità, arte, cultura, difesa delle categorie sociali deboli. Ciascuna fondazione doveva dotarsi di una struttura comprendente almeno tre organi – di indirizzo, di gestione e di controllo; l’autonomia dell’ente era rafforzata anche dal divieto, per gli enti locali territoriali, di concorrere a designare più della metà dei membri dell’organo di indirizzo, oltre che dall’espressa indipendenza del designato dall’ente designante, con esplicita esclusione di qualsiasi potere di indirizzo o di revoca. Nel contempo, venivano posti limiti stringenti anche al potere di cooptazione negli organi delle fondazioni: queste ultime, nelle intenzioni del legislatore, avrebbero dovuto quindi essere tutelate rispetto ad ingerenze politiche (realizzate in passato tramite il potere di nomina in capo agli enti locali) e nel contempo aperte ai contributi della società civile.

Il processo di dismissione e sviluppi normativi

Con la medesima norma viene sancito l’obbligo per le fondazioni di dismettere il controllo delle banche; tale controllo, peraltro, è considerato dalla norma in un’accezione abbastanza permissiva, tanto da far esprimere al Commissario alla Concorrenza dell’Unione Europea dubbi sull’efficacia reale degli stessi provvedimenti ai fini di un processo di completa privatizzazione delle banche italiane e tanto da richiamare la necessità di ulteriori interventi governativi.
Ciò anche alla luce del fatto che molte fondazioni hanno preferito seguire la lettera, anziché lo spirito, della norma: i pacchetti di controllo delle banche sono stati conferiti a delle holding, nell’ambito delle quali le fondazioni svolgono in diversi (e importanti) casi il ruolo di azionisti di controllo. E’ evidente che, finché i loro patrimoni sono concentrati in asset così importanti, il controllo delle banche e l’elaborazione di strategie per la loro evoluzione dinamica – specie in un mercato tuttora non assestato – non possono che assorbire una parte rilevante delle attenzioni e delle energie delle fondazioni.
Dopo la Legge 28 dicembre 2001, n. 448 che ha ulteriormente aggiornato la normativa relativa alle fondazioni bancarie, la sentenza della Corte Costituzionale del 24 settembre 2003 ha ribadito la natura giuridica privata delle Fondazioni e riconosciuto la loro piena autonomia statutaria e gestionale nell’ambito dei fini di utilità sociale.
In particolare, oltre ad evidenziare che le Fondazioni sono da annoverare fra gli enti privati disciplinati dall’ordinamento civile e che non rientrano nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, la Corte Costituzionale ha affermato che esse rientrano fra “i soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali”, anche in considerazione di quanto oggi stabilito dal nuovo art. 118, 4° comma, della Costituzione in tema disussidiarietà orizzontale”.

Cenni storici della Fondazione e quadro normativo

1992 - nasce la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto con lo scorporo dell'attività bancaria della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto in Ca.Ri.Tro. SpA. La Fondazione è una persona giuridica privata senza fine di lucro, originata dalla L.30 luglio 1990 n.218 ("legge Amato") e dal D.Lgs. 20 novembre 1990 n.356, e costituisce la continuità istituzionale e giuridica dell'Ente Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto;
1998 - la Fondazione cede il controllo di Ca.Ri.TRo. al gruppo bancario Unicredito;
2001 - la Fondazione cede la partecipazione residua del 3% della Ca.Ri.TRo. al Gruppo Unicredito.
Con la cessione della banca, la Fondazione si è dotata di un patrimonio da destinare a scopi di utilità sociale, in campi nei quali il solo mercato non è in grado di fornire risposte sufficienti alla crescita qualitativa della comunità. Contestualmente alla prima cessione, la Fondazione ha deciso di non rimanere azionista del gruppo, per non vanificare il significato dell'operazione con l'assunzione di ruoli che avrebbero perpetuato l'ambigua coesistenza tra la natura di azionista bancario - con tutti gli interessi coinvolti - e quella di soggetto dedicato a scopi di utilità sociale.
Con la legge 461 del 1998 ed il successivo D.Lgs 153/1999 è stata varata una norma organica in tema di ordinamento delle fondazioni bancarie, tesa a fornire alle fondazioni la capacità di operare con indipendenza ed efficacia. Con questi ultimi due provvedimenti alle fondazioni di origine bancaria viene attribuito lo status di soggetti giuridici privati, dotati di piena autonomia statutaria entro le linee tracciate dalla norma e con scopi statutari da scegliere nel campo dell'utilità sociale, con l'inclusione di almeno uno dei settori d'intervento che la legge definisce "rilevanti": ricerca scientifica, istruzione, sanità, arte, cultura, difesa delle categorie sociali deboli, etc.
In aderenza alla nuova normativa, la riorganizzazione dell'assetto istituzionale dell'Ente si è realizzata con il nuovo statuto, che ha portato nel corso del 2001 alla nomina dei componenti il Comitato di Indirizzo, il Consiglio di Amministrazione (ora Consiglio di Gestione) ed il Collegio dei Revisori (ora Collegio Sindacale). In base alla normativa, infatti, ciascuna fondazione di origine bancaria deve essere dotata di una struttura comprendente almeno tre organi - di indirizzo, di gestione e di controllo.
La Legge 28-12-2001, n.448 ha ulteriormente aggiornato la normativa relativa alle fondazioni bancarie.
2013 - il Comitato di Indirizzo della Fondazione Caritro ha modificato lo statuto con delibera del 24 aprile 2013, statuto che è stato successivamente approvato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Infine, la sentenza della Corte Costituzionale del 24-9-2003 ha ribadito la natura giuridica privata delle Fondazioni e riconosciuto la loro piena autonomia statutaria e gestionale nell'ambito delle loro finalità di utilità sociale. In particolare, oltre ad evidenziare che le Fondazioni sono da annoverare fra gli enti privati disciplinati dall'ordinamento civile e che non rientrano nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, la Corte Costituzionale ha affermato che esse rientrano fra "i soggetti dell'organizzazione delle libertà sociali", anche in considerazione di quanto oggi stabilito dal nuovo art. 118, 4° comma, della Costituzione in tema di "sussidiarietà orizzontale".
2015 - in data 22 aprile 2015, il Presidente di ACRI Giuseppe Guzzetti in rappresentanza delle Fondazioni bancarie e l’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che segna l’avvio della riforma del sistema delle fondazioni bancarie. Tra i principi cardine contenuti nel protocollo vi è:
diversificazione degli investimenti; il divieto al ricorso a forme di indebitamento, salvo in caso di temporanee e limitate esigenze di liquidità; non è permesso l’uso di derivati se non per finalità di copertura o in operazioni in cui non siano presenti rischi di perdite patrimoniali; l’impegno a garantire trasparenza nelle attività pubblicando sui rispettivi siti web i bilanci, le informazioni sugli appalti, i bandi per le erogazioni, le procedure attraverso le quali si possono avanzare richieste di sostegno finanziario e i criteri di selezione delle iniziative. Nel protocollo vi è anche l’impegno, da parte delle Fondazioni bancarie, di adeguare i propri statuti.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto ha avviato il processo di revisione statutaria già alla fine del 2015, concludendo lo stesso nella primavera del 2016 con lo Statuto attualmente in vigore, approvato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con nota prot. DT 68074 del 21.07.2016 ai sensi e per gli effetti dell’art. 10, comma 3, lett. c) del D.Lgs n. 153/99.

1841 - Appunti per una Storia della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto

Nel 1991 la Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto ha celebrato il 150° anniversario della sua fondazione.
In effetti tale ricordo spetterebbe alla Cassa di Risparmio di Rovereto, nata nel 1841; ma la fusione nel 1934 con la Cassa di Risparmio di Trento (la cui fondazione risale al 1855) rende l'avvenimento tradizionalmente unico e basato sulla data più antica.
In questi 150 anni di storia la Cassa ha saputo e potuto accomapgnare la popolazione trentina concorrendo al suo sviluppo economico, sociale e culturale privigiandone lo spirito di intraprendenza ed acquisendo una somma di benemerenze e di risultati oltremodo lusinghieri.

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