Stampa questa pagina

L’Utopia assente? I giovani alle prese con il futuro

10 Novembre 2016

 Impossibile Utopia, Utopia assente? Scriveremmo, penseremmo, ameremmo ancora – si chiedevano, in tempi diversi, il filosofo tedesco Karl Löwith e il nostro Umberto Eco – se sapessimo che domani una catastrofe cosmica distruggerà l’universo? In prima istanza, la risposta di un individuo razionale a questa domanda sarebbe no. Tuttavia, a pensarci meglio, forse la risposta sarebbe sì… Perché, in fondo, ciascuno di noi nutre la segreta e disperata speranza che, anche alle soglie dell’abisso, qualcosa sopravviva…
Infatti, per quale altra ragione l’umanità, dopo tutte le crisi, le tragedie, le catastrofi, ricomincia sempre da capo, come se nulla, o quasi, fosse in realtà successo? Perché questo costante ricostruire sulle ceneri del passato?
Lo stesso avviene con le utopie, con i grandi sogni di trasformazione dell’esistente, con i generosi slanci etici e gli avventurosi progetti politici di costruzione di un mondo non come è, ma come dovrebbe essere. In prima istanza, l’utopia appare impossibile. «“Illusioni”, grida il filosofo…». Chi non ritrova, tra le sue reminiscenze scolastiche, questa frase dello Jacopo Ortis foscoliano? Eppure, davvero, senza di esse, non potremmo vivere…
Quella dei giovani di oggi è la prima generazione senza utopie, senza sogni, senza idee di rifondazione del futuro?
Il tema sarà affrontato dal filosofo Umberto Galimberti, da sempre attento agli orizzonti della condizione giovanile, nell’evento promosso da Fondazione Caritro martedì 15 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Trento, nell’ambito di UTOPIA500, il progetto annuale della casa editrice Il Margine con il servizio attività culturali della Provincia: “L’UTOPIA ASSENTE – I giovani alle prese con il futuro”.
Tra i libri di Galimberti, alcuni titoli che dicono lo spessore e la vastità delle sue ricerche: “I miti del nostro tempo”, “Il segreto della domanda”, “La casa di psiche”, “L’ospite inquietante – Il nichilismo e i giovani”, “Parole nomadi”, “Il tramonto dell’Occidente”, “Le cose dell’amore”.
Introdurrà la serata Paola Giacomoni, docente di storia della filosofia dell’Università di Trento, autrice – tra le altre pubblicazioni – di “Ardore: prospettive sull’ira da Achille agli Indignados”, Carocci, 2014.
L’iniziativa promossa dalla Fondazione Caritro si colloca in UTOPIA500, programma di incontri confronti e mostre che, a partire dal gennaio di quest’anno e fino al prossimo 2 dicembre, quando a Trento arriverà Tariq Ramadan, ha chiamato relatori nazionali e internazionali, tra cui Benasayag Bauman Heller e Recalacati, a riflettere sul capolavoro di Thomas More 500 anni dopo. Un “aureo libello” che nel dicembre 1516 veniva pubblicato con un titolo che ebbe una fortuna straordinaria da allora in poi: “Utopia”.
Non tanto l'isola che non c'è, ma il mondo come dovrebbe essere.
Uno statista-giurista-umanista che, raccontando una comunità pacifica e felice, critica e sferza le iniquità dell'Inghilterra e dell'Europa del suo tempo.
Con UTOPIA500 - Cercando una società più giusta” la casa editrice Il Margine (che, unica in Italia, ha ripubblicato “Utopia” in nuova edizione a cura del prof. Francesco Ghia e con la nuova traduzione di Lia Guardini) sostenuta dal servizio attività culturali della Provincia ha inteso, dal gennaio scorso e lungo tutto l'arco dell'anno 2016, riproporre le salutari provocazioni di un manifesto politico e di un capolavoro letterario che non invecchia, anche a mezzo millennio di distanza.

Questo sito utilizza i cookies per consentirti la migliore navigazione.