Patrimonio

La Fondazione gestisce il proprio patrimonio nel rispetto dei principi statutari con le seguenti finalità: ottimizzare la combinazione tra redditività e rischio del portafoglio nel suo complesso, attraverso la scelta degli strumenti migliori per qualità, liquidabilità, rendimento e livello di rischio, in coerenza con la politica di investimento adottata; diversificare il portafoglio per contenere la concentrazione del rischio e la dipendenza del risultato della gestione da determinati emittenti, gruppi di imprese, settori di attività e aree geografiche; rendere efficiente la gestione e ottimizzare i risultati, contenendo i costi di transazione, di gestione e di funzionamento in rapporto alla dimensione ed alla complessità e caratteristiche del portafoglio; diversificare il rischio degli investimenti, in particolare operando affinché l’esposizione verso un singolo soggetto non sia complessivamente superiore ad un terzo dell’attivo di bilancio valutato al fair value.


 

Al 31 dicembre 2016, il patrimonio netto a valori contabili è pari a circa 389 milioni di euro.
Il patrimonio netto di una Fondazione è scomponibile in: Fondo di dotazione, che rappresenta la dotazione patrimoniale della Fondazione. È’ costituito dal fondo patrimoniale derivato alla Fondazione a seguito dell’iniziale conferimento dell’azienda bancaria dell’originaria Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, oltre alle riserve accantonate nei successivi anni. Riserva obbligatoria, alimentata annualmente con una quota dell’avanzo dell’esercizio e ha la finalità di salvaguardare il valore del patrimonio. La quota obbligatoria di accantonamento dell’avanzo è stabilita dall’Autorità di vigilanza di anno in anno; sino ad oggi la quota è stata fissata al 20% dell’avanzo. Riserva per l’integrità del patrimonio, alimentata con una quota dell’avanzo dell’esercizio e ha la finalità, al pari della Riserva obbligatoria, di salvaguardare il valore del patrimonio. L’accantonamento annuale è facoltativo e la quota di accantonamento dell’avanzo è stabilita dall’Autorità di vigilanza annualmente; sino ad oggi la quota è stata fissata con un limite massimo del 15% dell’avanzo. Al patrimonio netto si affiancano altri fondi: Fondo di stabilizzazione delle erogazioni e i Fondi per le erogazioni nei settori rilevanti. Storicamente la Fondazione Caritro ha accantonato nel Fondo di stabilizzazione delle erogazioni, alimentato annualmente nell’ambito della destinazione dell’avanzo di esercizio, con l’intento di assicurare un flusso stabile di risorse per le finalità istituzionali in un orizzonte temporale pluriennale.

Sede di Trento

La costruzione di Palazzo Calepini, attuale sede della Fondazione, risale agli ultimi decenni del ‘500 per opera di una nobile famiglia originaria delle valli Giudicarie: i Calepini.
Questa famiglia si estinse alla fine del ‘500 e le loro proprietà passarono ai Roccabruna ed ai Baroni Vela Colonna. Si deve ad essa la costruzione del palazzo nelle linee architettoniche attuali. In quel tempo via Calepina costituiva il quartiere aristocratico, dove sorgevano i palazzi Lodron, Melchiori (ora Bertolini), Taxis (al posto dell’attuale Banca d’Italia), Roccabruna (poi Sardagna) e infine il Palladiano Palazzo a Prato, distrutto da un furioso incendio nel 1846, sulla cui area fu poi costruito il Palazzo delle Poste. Nel 1680 il Palazzo passa agli Alberti d’Enno, famiglia della Valle di Non. Nel 1810 il Palazzo venne acquistato dai Baroni Salvotti di Mori, che però non lo occuparono subito.
Tre anni dopo, caduto il regno Italico e rioccupata la città dalle truppe asburgiche, vi prese stanza il Commissario Imperiale di Vienna e nel palazzo si svolsero le trattative di resa con le truppe italiane.
Dal 1823 al 1844, il Palazzo fu la sede dei Principi Vescovi di Trento e qui per molti anni nelle sale del Palazzo il Vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer, distribuiva quotidianamente i suoi aiuti a tutti i poveri della città.
Nella seconda metà dell’Ottocento il Palazzo fu abitato dai proprietari Baroni Salvotti, nel 1898 questi lo vendettero ad una Banca cittadina dalla quale nel 1925 fu acquistato dall’Istituto del Credito Fondiario.
Nel 1999 l’edificio è stato acquistato dalla Fondazione e adibito a sede istituzionale.

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Sede di Rovereto

Il palazzo, in puro stile rinascimentale, merita particolare attenzione per le magnifiche decorazioni. L'attuale carattere architettonico è opera dell'architetto Augusto Sezanne che, scoperti gli antichi affreschi, i pregevoli soffitti, gli snelli colonnati, portò a termine l'opera nel 1906. L'originale blocco settecentesco fu trasformato in un palazzetto in stile rinascimentale di tipo veneziano. I dipinti rappresentano le stagioni, le volte sono fregiate di festoni e melograni. Ricca e sobria allo stesso tempo, la scalinata che porta ai piani superiori, dove si ammirano i soffitti a cassettone variamente decorati. Interessanti sono pure i comignoli veneziani.
In origine residenza privata della famiglia del Ben, fu ampliato nel XVI secolo dai Conti d'Arco. Fu acquistato e ristrutturato nel XVII secolo dalle suore Clarisse di S. Carlo come casa d'affitto, e successivamente divenne proprietà del Comune. Dal 1877 al 1904 era adibito a palazzo postale, ed in quell'anno fu venduto dal Comune alla Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, che ne ha fatto la sua sede.
Dal 2002 il palazzo è sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Parte degli spazi sono destinati ad ospitare gli uffici dell’Accademia Roveretana degli Agiati. Inoltre, alcune sale sono messe a disposizione della comunità culturale per ospitare iniziative rivolte al pubblico.

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Andamento del patrimonio dal 1992