26 Maggio 2017 nobel

Shirin Ebadi

In occasione dei suoi 25 anni di attività, Fondazione Caritro organizza una serie di eventi con grandi personaggi del panorama nazionale e internazionale.

“La democrazia è come una pianta e va curata ogni giorno”
La Premio Nobel per la Pace ha aperto il 26 maggio al Teatro Sociale il ciclo di incontri per i 25 anni di attività di Fondazione Caritro
“Io non ho paura. Forse sono loro ad avere paura se attaccano una piccola donna come me”. Shirin Ebadi, avvocata ed ex magistrata iraniana, Premio Nobel per la Pace nel 2003, ha raccontato ieri sera al Teatro Sociale di Trento il suo impegno quotidiano per la democrazia, intervistata dalla giornalista Mediaset Stella Pende. L’appuntamento è il primo di un ciclo di eventi con personaggi di spicco del panorama internazionale, testimoni dei valori e dei temi cari alla Fondazione, a partire da quello dei diritti umani.
Prima donna e prima musulmana ad aver mai ricevuto questo riconoscimento, Shirin Ebadi ha lottato contro le imposizioni del regime iraniano della post rivoluzione, offrendo assistenza legale alle persone più svantaggiate, a partire dalle donne. “La donna nelle scritture è sempre vista come una peccatrice – ha detto la Ebadi, – ma è tempo di superare l’interpretazione maschilista della religione”.
Ha difeso e continua a difendere la libertà del suo popolo, il rispetto per diritti umani, la laicità dello stato, stimolando la riflessione in Iran e nel mondo su questi temi. Lo ha fatto a caro prezzo, affrontando la confisca dei suoi beni, l’arresto del marito con l’inganno e l’impossibilità di tornare nel suo Paese.
“Pago le tasse negli Stati Uniti, lavo i miei vestiti a Londra, vivo con le mie valige negli aeroporti”. Una vita votata alla difesa dei diritti, quella di Shirin Ebadi, con incontri in tutto il mondo. “Per il momento non tornerò nel mio Paese perché la mia voce si sente molto meglio da qui che da un carcere” ha spiegato la Ebadi “La resistenza in Iran è forte e viva. - ha concluso poi. Un giorno i ‘buoni vinceranno’. I tiranni storicamente alla fine perdono sempre”.